MODO IMPERATIVO

L'imperativo è il modo usato per esprimere comandi, inviti, esortazioni, ammonimenti, preghiere e richieste. Manca la prima persona singolare (io) ed ha un solo tempo: il presente.

L'imperativo viene solitamente diviso in:

  • · ordine diretto

    · ordine indiretto.

  • L'ordine diretto è rivolto a persone presenti:

    Apri la finestra! (tu)

    Andiamo via! (noi)

    Raccontate tutto! (voi)

    Per le forme dirette (tu, noi, voi) l'imperativo ha una coniugazione propria che coincide con le rispettive forme del presente indicativo.

    Fa eccezione la 2° persona singolare dei verbi della 1° coniugazione che forma l’imperativo togliendo <RE> dalla desinenza di infinito:

    1ª coniugazione pens -a (tu)

    pens -iamo (noi)

    pens -ate (voi)

    2ª coniugazione prend -i (tu)

    prend -iamo (noi)

    prend -ete (voi)

    3ª coniugazione apr -i (tu)

    apr -iamo (noi)

    apr -ite (voi)

    L'ordine indiretto è rivolto a persone assenti o avvertite come tali (lei, lui, loro):

    Apra la finestra! (lei, lui)

    Raccontino tutto! (loro)

    Per tutte le forme indirette (lei, lui, loro) si usano le corrispondenti forme del presente congiuntivo:

    1ª coniugazione pens -i (lei, lui)

    pens -ino (loro)

    2ª coniugazione prend -a (lei, lui)

    prend -ano (loro)

    3ª coniugazione apr -a (lei, lui)

    apr -ano (loro)

    Al presente congiuntivo si ricorre anche per la forma di cortesia Lei.

    Apra la porta per favore. (Lei)

    Racconti che cosa è successo. (Lei)

    La forma di cortesia per il plurale Loro ricorre in situazioni in cui si vuole usare grande deferenza e cortesia nel rivolgersi ad un gruppo di persone:

    Entrino pure Lor Signori!

    (è l'esortazione ad entrare che di solito viene rivolta al pubblico all'ingresso di un circo)

    Si accomodino, prego.

    (è l'invito rivolto dal cameriere ai clienti del ristorante)

     

    L'imperativo e i pronomi-complemento

    Per le forme dell'imperativo diretto (tu, noi, voi) i pronomi-complemento seguono sempre il verbo e si fondono con questo:

    Raccontami tutto!

    Scrivigli una lettera!

    Chiedetelo a lui! (anche: Chiedeteglielo!)

    Ho bisogno di una valigia. Prestamela, per favore!

    Per le forme dell'imperativo indiretto (lei, lui, loro) e per le forme di cortesia (Lei, Loro) i pronomi-complemento precedono il verbo:

    Mi mostri la sua patente!

    Lo chieda al vigile (anche: Glielo chieda)

    Ci vadano pure!

    L'imperativo negativo

    La forma negativa dell'imperativo è sempre espressa da non + forma dell'imperativo positivo:

    Non raccontate tutto! (voi)

    Non andiamoci subito! (noi)

    Non lo chieda a me! (Lei)

    Non apra quella porta per favore! (Lei)

    Fa eccezione la 2° persona singolare (tu) che esprime la forma negativa con non + verbo all'infinito:

    Non aprire quella porta! (tu)

    Non raccontare più bugie! (tu)

    L'imperativo negativo e i pronomi complemento

    Per le forme dell'imperativo negativo diretto (tu, noi, voi) i pronomi-complemento possono seguire o precedere il verbo:

    Non andartene oppure Non te ne andare

    Non diteglielo oppure Non glielo dite

    Non chiedermelo oppure Non me lo chiedere

    Non prestargliela oppure Non gliela prestare

    Per le forme dell'imperativo negativo indiretto (Lei, lui, loro) i pronomi-complemento precedono sempre il verbo:

    Non se ne vada

    Non lo chieda

    Non me lo chieda

    Glielo dicano, per favore


    VERBI IRREGOLARI

    Certi verbi non seguono le regole della coniugazione alla quale appartengono e sono quindi chiamati irregolari.

    Le irregolarità possono riguardare:

    and-are vad-o (presente indicativo, 1ª persona

    singolare)

    ber-rò invece di ber-erò (futuro, 1ª persona singolare)

    vor-rò (futuro di volere, 1ª persona singolare)

    I verbi irregolari della prima coniugazione sono quattro:

    fare, andare, stare, dare

    Molti verbi irregolari di uso frequente appartengono alla seconda coniugazione:

    potere, dovere, volere, bere, chiedere, chiudere, cuocere, parere, cadere, sedere, tenere, vedere, rimanere, sapere, perdere, piacere, piovere, ecc.

    Non sono invece molti i verbi irregolari, di uso frequente, che appartengono alla terza coniugazione:

    aprire, dire, offrire, morire, salire, uscire, venire, ecc.

     

    VERBI SERVILI

    I verbi dovere, potere, volere e sapere sono chiamati in italiano servili poiché fanno da servitori all’infinito, aggiungendovi una importante determinazione.

    Devo partire (all’idea di partire si aggiunge quella di dovere).

    I loro tratti caratteristici e comuni sono:

  • · reggono tutti un infinito

    Posso andare a Roma domani (l'azione di andare a Roma è legata ad una possibilità)

    Quest’anno voglio studiare chimica (l'azione di studiare chimica è legata ad una volontà)

    · il soggetto del verbo servile e dell’infinito è lo stesso

    (Io) posso andare al mare da solo (sono "io" che posso e "io" che compio l’azione di andare)

    (Tu) devi studiare di più (sei "tu" che devi e "tu" che compi l’azione di studiare)

    · la collocazione dei pronomi atoni è mobile

    Posso berlo? ma anche Lo posso bere?

    Vorrei tornarci ma anche Ci vorrei tornare

  • Il verbo potere è usato per:

  • · chiedere un permesso
  • Posso aprire la finestra?

    Posso parlare con il direttore?

  • · concedere un permesso
  • Puoi uscire dopo aver studiato

  • · esprimere una possibilità
  • Può arrivare in tempo se corre

    Il verbo dovere è usato per:

  • · esprimere una necessità o un bisogno
  • Devo mangiare meno

  • · esprimere un obbligo
  • Deve arrivare al lavoro alle 8

  • · esprimere una eventualità
  • Devono essere le 3

    Il verbo volere è usato per:

  • · esprimere una volontà o un desiderio
  • Voglio andare in vacanza in Italia

  • · formulare un'offerta
  • Vuole un caffè?

  • · esprimere una richiesta in modo gentile (al condizionale)
  • Vorrei misurare quel vestito

    Vorrei una bottiglia di vino

    Il verbo sapere è usato per:

  • · indicare una capacità o una particolare abilità espressa dall'infinito che segue
  • So giocare bene a tennis

    Nei tempi composti, i verbi servili prendono generalmente l'ausiliare richiesto dal verbo all’infinito che li segue:

    Hai potuto visitare il castello? (perché si direbbe "ho visitato")

    Sono dovuto partire presto (perché si direbbe "sono partito")

    Ho dovuto studiare molto per superare l'esame (perché si direbbe "ho studiato")

    Solo quando si vuole enfatizzare l’idea di possibilità, di dovere o di volontà, si può usare l’ausiliare "avere" anche quando si sarebbe utilizzato "essere":

    Ho dovuto partire presto (sono stato obbligato).

    Quando i verbi servili sono accompagnati da un pronome complemento, il participio del verbo concorda per genere e numero con il pronome:

    Hai visitato la mostra? Sì, l’ho potuta visitare.

    Hai comprato i biglietti? Sì, li ho potuti comprare.

    Hai incontrato il Direttore? Sì, l’ho dovuto incontrare.

     

    Quando i verbi servili non sono seguiti da un altro verbo prendono sempre l'ausiliare avere:

    Sarei venuto ma non ho potuto.

     

    VERBI RIFLESSIVI

    I verbi riflessivi diretti esprimono un'azione compiuta dal soggetto, che si riflette sul soggetto stesso:

    Mi lavo (lavo me stesso)

    La costruzione riflessiva si forma con un verbo transitivo e un pronome riflessivo (mi, ti, si, ci, vi, si):

    Mi pettino (pettino me stesso)

    Ti pettini (pettini te stesso)

    Si pettina (pettina se stesso/a)

    Ci pettiniamo (pettiniamo noi stessi)

    Vi pettinate (pettinate voi stessi)

    Si pettinano (pettinano loro stessi)

    Nei tempi composti, l’ausiliare utilizzato è sempre essere e il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto.

    Carla si è pettinata

    Ci siamo vestiti

    All'infinito, al gerundio, al participio e all'imperativo, i pronomi riflessivi si uniscono al verbo, seguendolo:

    TEMPI SEMPLICI

    TEMPI COMPOSTI

    Lavarsi (infinito)

    Lavandosi (gerundio)

    ----

    Làvati (imperativo)

    Essersi lavato (infinito)

    Essendosi lavato (gerundio)

    Lavatosi (participio)

    ----

    Con i verbi servili il pronome riflessivo può precedere o seguire il verbo:

    Mi devo truccare? Devo truccarmi?

    Mi posso lavare? Posso lavarmi?

    Attenzione a non confondere la forma riflessiva diretta con:

  • · la forma riflessiva indiretta (o apparente), in cui l’azione non si "riflette" direttamente sul soggetto, ma si svolge comunque a suo beneficio. Il pronome, in questo caso, rappresenta un complemento indiretto:

    Mi sono lavato le mani (ho lavato le mani a me stesso)

    Luigi si è messo il cappotto (ha messo il cappotto a se stesso)

    · la forma riflessiva reciproca, la quale indica un’azione che due o più soggetti al tempo stesso compiono e scambievolmente subiscono.

    Paolo e Luisa si sono sposati nel 1987.

    I fratelli si abbracciarono commossi.

    · la forma intransitiva pronominale, in cui il pronome atono non ha valore riflessivo, né diretto, né indiretto, né reciproco, ma rappresenta una semplice componente del verbo.

    Mi pento di quello che ho fatto.

    Si sono vergognati moltissimo.

  •  

    VERBI PRONOMINALI

    A che ora ti alzi la mattina?

    Mi chiamo Mario

    I verbi pronominali sono simili ai verbi riflessivi nella forma, ma non esprimono un significato riflessivo. Si tratta di verbi in cui il pronome è una componente del verbo stesso. Si noti la differenza:

    CHIAMARSI è un verbo pronominale, perché ad esempio:

    io mi chiamo Mario non può essere sostituito con io chiamo me stesso Mario

    LAVARSI è invece un verbo riflessivo perché ad esempio:

    io mi lavo può essere sostituito con io lavo me stesso

    In questi verbi il pronome fa parte del verbo e segue la persona del verbo:

    io mi alzo noi ci alziamo

    tu ti alzi voi vi alzate

    lui si alza loro si alzano

    Senza il pronome, il verbo acquisterebbe significati o sfumature diverse (alzarsi, alzare) o non potrebbe usarsi isolato (mi arrabbio ma non arrabbio)

    Si osservi la differenza di significato tra un verbo pronominale e il suo corrispondente non pronominale:

    ALZARSI (pronom.)

    Mi sono alzato presto

    Þ

    ALZARE (non pronom.)

    Ho alzato un peso di 13 Kg.

    Per quanto riguarda la posizione dei pronomi, i verbi pronominali seguono le stesse regole dei riflessivi.

    Verbi pronominali molto frequenti sono: sentirsi, chiamarsi, svegliarsi, addormentarsi, alzarsi, annoiarsi, pentirsi, arrabbiarsi,lamentarsi, divertirsi, allontanarsi, ricordarsi.

     

    IMPERSONALE E SI PASSIVANTE

    La forma Si + 3ª persona singolare è usata per esprimere la forma impersonale di un verbo, in cui il soggetto, se espresso, sarebbe generico: tutti, nessuno, o una persona qualsiasi.

    In Italia si mangia molto. Þ Tutti gli italiani mangiano molto.

    Qui non si fuma! Þ Nessuno può fumare qui.

    La forma Si + 3ª persona singolare o plurale è inoltre usata per esprimere la forma passiva di un verbo, quando questo è seguito da un oggetto:

    In Italia si mangia la pasta molto spesso (la pasta è/viene mangiata dagli italiani)

    In Italia si mangiano gli spaghetti come primo (gli spaghetti sono mangiati dagli italiani)

    In Italia si parlano molti dialetti (molti dialetti sono parlati dagli italiani)

    Il verbo che accompagna il Si passivante si accorda con l'oggetto che segue:

    la pasta (singolare) / si mangia (verbo 3ª pers. sing.)

    gli spaghetti (plurale) / si mangiano (verbo 3ª pers. plur.)

    Da notare: la risposta affermativa , è scritta con l'accento. Inoltre, esiste ancora un altro tipo di Si con funzione di pronome riflessivo (es. Laura si veste).

     

    FORMA PASSIVA

    Il verbo può essere attivo o passivo secondo il tipo di relazione che ha con il soggetto della frase.

    Nella forma attiva il soggetto grammaticale indica chi compie l'azione:

    Luigi legge un libro

    Nella forma passiva il soggetto grammaticale non compie l'azione ma la subisce:

    Un libro è letto da Luigi

    Tra la forma attiva e la forma passiva non c'è differenza di significato, cambia solo la struttura grammaticale.

    Possono essere trasformati in passivi solo i verbi transitivi, cioè i verbi che possono avere un complemento oggetto nella forma attiva.

    Luigi legge un libro forma attiva

    Un libro è letto da Luigi forma passiva

    Il passivo di un verbo si forma con:

    essere + participio passato del verbo transitivo.

    Il participio passato si accorda nel genere e nel numero con il soggetto grammaticale della frase:

    La lettera è stata aperta

    Il libro è stato perso

    Il soggetto della frase attiva diventa nella frase passiva un complemento d’agente introdotto dalla preposizione da:

    La macchina è stata presa da Anna

    ma può anche non essere indicato chi compie l'azione:

    La macchina è stata presa.

    Nei tempi semplici, cioè al presente, futuro ecc., l’uso dell’ausiliare venire in luogo di essere, esprime il senso dinamico della frase.

    La porta viene aperta (esprime l’azione dinamica dell’aprire la porta)

    La porta è aperta (esprime lo stato, la condizione della porta aperta)

    In altri casi, la scelta tra essere e venire è legata al gusto di chi scrive o parla.

    Possono essere trasformate in passive frasi in qualsiasi tempo del modo indicativo, congiuntivo e condizionale:

    La porta è stata aperta da Paola (passato prossimo indicativo)

    Mi è stato regalato un disco (passato prossimo indicativo)

    Un nuovo cinema verrà aperto (futuro indicativo)

    Credo che l'orologio sia stato rotto (passato congiuntivo)

    Il lavoro sarebbe stato terminato (passato condizionale)

    Per esprimere un'idea di obbligo o di necessità si usa "andare" con valore di ausiliare.

    Le scene vanno girate a Cinecittà

    (le scene devono essere girate a Cinecittà)

    Le camicie vanno stirate

    (devono essere stirate)

    Gli oggetti non vanno gettati dal finestrino

    (non devono essere gettati)

     

    Il passivo si può formare, alla terza persona singolare e plurale con la particella pronominale si, ottenendo così una forma impersonale, il cosiddetto Si passivante:

    I biglietti si vendono dal tabaccaio

    (I biglietti sono venduti dal tabaccaio)

    La carne si vende dal macellaio

    (La carne è venduta dal macellaio)

     

    VERBI CAUSATIVI: FARE

    Il verbo fare, seguito da un verbo all’infinito, può essere usato per esprimere un'azione che non viene compiuta dal soggetto grammaticale della frase:

    Faccio riparare l'auto

    (Qualcuno ripara la mia auto)

    In questo caso il verbo fare è sempre seguito da un altro verbo all'infinito e assume il significato di indurre, produrre, convincere, causare:

    Potrebbe far chiamare un taxi?

    Farò elaborare un nuovo progetto

    Ha fatto capire l'importanza della sua idea

    Ha fatto piangere il bambino

    Si noti l’uso del verbo fare in combinazione con pronomi e avverbi:

    L’ha già fatto piangere (il bambino)

    Non l’ho ancora fatta riparare (l’auto)

    Li ho già fatti lavare (i pantaloni)

     

    VERBI FRASEOLOGICI: STARE

    Il verbo stare, seguito da un verbo al gerundio, può essere usato per indicare un'azione che si svolge nel momento in cui si parla o mentre si verifica un'altra azione. Per esprimere l'aspetto progressivo dell'azione, si userà quindi:

    verbo stare + gerundio

    Sta leggendo un libro (proprio in questo momento, mentre parlo)

    Luigi stava tornando a casa quando incontrò Carla

    (proprio mentre Luigi svolgeva l'azione di tornare a casa, incontrò Carla)

     

    C'È/CI SONO

    Sono usati per indicare l'esistenza, la presenza di qualcuno, o di qualcosa. Il verbo utilizzato concorda in numero (singolare o plurale) con l’oggetto.

    C'è del prosciutto in frigorifero

    In Italia in primavera ci sono molti turisti stranieri

    C'era un po' di prosciutto in frigorifero ma è finito!

    C'erano moltissime persone alla festa ieri

    Ieri in ufficio c'è stata una visita del direttore

    Domani ci saranno molte telefonate

    Si possono usare in alternativa al verbo essere e nelle descrizioni:

    Il pane è sul tavolo Þ C’è il pane sul tavolo

    In questa cartolina c’è un lago, c’è un prato verde, ecc.

    Da notare: la particella ci di c'è/ci sono esprime un valore di luogo, ma non si riferisce a qualcosa in particolare, fa parte del verbo (esserci) che è usato solamente alla terza persona singolare o plurale.

    In inglese, lo stesso operatore si esprime con: there is (sing.)/there are (plur.). In altre lingue esiste invece una sola forma singolare: hay (spagnolo); il y a (francese); es gibt (tedesco).


    CONGIUNZIONI

    Le congiunzioni sono parti del discorso invariabili, che servono a congiungere due o più elementi di una frase oppure due o più frasi di un periodo.

    Secondo la forma possono essere:

    Semplici: e, o, ma, se, come, ecc.

    Composte: poiché, finché, neanche, affinché, ecc.

    Locuzioni congiuntive: di modo che, dal momento che, con tutto ciò, ecc.

     

    CONGIUNZIONI COORDINATIVE

    Uniscono parti di una stessa frase, o più frasi indipendenti tra loro. Alcune fra le più comuni sono: e, ma, o, anche, neanche, oppure, però, cioè, allora, dunque, quindi, perciò, ecc.

    E

    È una congiunzione copulativa che serve per "sommare" due elementi di una proposizione o due proposizioni indipendenti su un piano di parità o in successione.

    Marco e Paolo stasera vanno al cinema

    Devo andare a comprare il pane e poi devo studiare

    N.B. La "e" può assumere una "d" eufonica davanti a vocale:

    Luigi ed Anna

    Anche

    È una congiunzione copulativa che significa 'inoltre, pure'. Unisce due elementi di una proposizione o due proposizioni. Spesso è usata insieme ad un'altra congiunzione e precede il nome, il pronome, o l'aggettivo a cui si riferisce. Se non è riferita a un nome, a un pronome o a un aggettivo segue sempre il verbo.

    Vengono Anna, Carlo e anche Rosa

    Studia anche architettura

    Firenze è una città antica, ma anche moderna

    Si beve anche per dimenticare!

    La forma negativa è neanche, nemmeno, neppure:

    Non sono andata neanche io

    O / oppure

    È una congiunzione disgiuntiva (o alternativa) che indica una contrapposizione o un’esclusione reciproca tra due termini.

    Prendi un caffè, o un tè?

    Parti o rimani?

    Nei periodi complessi o nel linguaggio scritto, accanto a "o" si può utilizzare anche oppure:

    Preferisci un caffè, oppure un tè?

     

    Però / ma

    È una congiunzione avversativa che indica un contrasto.

    Mi piace la carne, ma preferisco il pesce

    Verrei volentieri, però devo studiare

    Verrei volentieri, ma devo studiare

     

    Piuttosto che

    È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto.

    Preferisco la pittura piuttosto che l'architettura

    Rimango qui piuttosto che andare a piedi

    Da notare: davanti a un aggettivo, piuttosto significa 'molto' ed è usato come avverbio

    È un ragazzo piuttosto intelligente

     

    Invece

    È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto:

    L'anno scorso non nuotavo mai. Invece quest'anno nuoterò tutti i giorni.

    Può anche essere congiunzione subordinativa, quando introduce una circostanza che contrasta con la proposizione reggente.

    Invece di parlare, studia!

    Studia, invece di parlare.

     

    Mentre

    È una congiunzione avversativa che introduce un contrasto:

    Oggi ho due ore di lezione, mentre lunedì ho un'ora

    Mentre venerdì lavoro, sabato mi riposo.

    Può anche essere congiunzione subordinativa, quando introduce una proposizione temporale.

    Mentre scrivevo, suonò il telefono

    Cioè

    È una congiunzione esplicativa che si utilizza per spiegare, precisare quanto è stato detto nella proposizione precedente.

    Ci vediamo tra otto giorni, cioè lunedì 1 luglio!

     

    Infatti

    È una congiunzione esplicativa che si usa per spiegare un’idea, aggiungendone un’altra.

    Non ha studiato, infatti è stato bocciato

     

    Perciò

    È una congiunzione conclusiva che indica una conseguenza di quanto è stato detto nella frase precedente. Di uso simile sono le congiunzioni allora, dunque e quindi. Quest'ultima però è più formale.

    Ha fatto bel tempo perciò sono andato al mare

    Sono stanco perciò vado a riposarmi

    Ride, quindi è contento

     

    Sia...sia/sia...che...

    È un nesso correlativo che si usa per esprimere una relazione, una corrispondenza tra due elementi.

    Mi piace sia la musica pop che la musica rock

    Cesare Pavese ha scritto sia poesie sia romanzi

     

    CONGIUNZIONI SUBORDINATIVE

    Servono a collegare una proposizione subordinata a una principale. Vediamone alcune:

    Appena

    Introduce una frase temporale. Sottolinea il succedersi ravvicinato di due azioni.

    È venuto appena l’ha saputo.

    Ho mangiato appena sono arrivato.

    Che

    Può introdurre:

    Parla più forte che non capisco

    Sono ore che ti aspetto!

    Bisogna che vada.

    Ho bisogno che tu venga

    Temo che tu non ti senta bene

    Insieme con così può esprimere una conseguenza:

    Era così stanco che si è addormentato subito!

    Anche il pronome relativo che ha la funzione di unire una proposizione (relativa) alla proposizione principale:

    È una donna che adora la musica (soggetto)

    La musica che Marta adora (oggetto)

     

    Dopo (di)

    Introduce una proposizione temporale.

    Dopo aver cercato l’indirizzo, ha telefonato.

    Dopo aver comprato l'ombrello, l'ha lasciato al supermercato.

    Finché

    Introduce una proposizione temporale e significa 'fino a quando'. Dopo finché è frequente l'uso di non con valore fraseologico, per rafforzare il significato della frase.

    Vai dritto finché (non) arrivi a un semaforo

    Mentre

    Introduce una proposizione temporale. Sottolinea la contemporaneità di due azioni.

    L'ho incontrato mentre tornavo a casa.

    Mentre dormivo, suonò il telefono.

    Perché

    Può introdurre:

    Sono uscito presto perché avevo un appuntamento.

    Siamo andati in spiaggia perché c'era il sole.

    Te lo dico perché tu lo faccia.

    L'ho fatto perché tu non ti spaventassi.

    Mi chiedo perché (tu) non ci vada.

    Quando perché introduce una causale o una finale può essere sostituito da poiché che però è più formale.

    Sono uscito presto poiché avevo un appuntamento.

    Te lo dico poiché tu lo faccia.

     

    Siccome

    Introduce una proposizione causale, che indica cioè una causa.

    Siccome ho avuto un piccolo incidente, non sono andato a Venezia

    Si differenzia da perché con il quale la causa è introdotta successivamente.

    Non sono andato a Venezia perché ho avuto un piccolo incidente

    Anche siccome, come perché, può essere sostituito da poiché che però è più formale.

    Se

    Serve ad introdurre la premessa al periodo ipotetico:

    Se partirò, ti porterò con me.

    Lo comprerebbe, se avesse i soldi.

    Ti telefono se ho tempo.


    PERIODO IPOTETICO

    Il periodo ipotetico si compone di due proposizioni, di cui una esprime la conseguenza della condizione espressa nell'altra. Generalmente le due frasi sono unite dalla congiunzione se, ma si possono trovare anche altre congiunzioni e locuzioni.

    Se farà bello, potremo fare una festa.

    Nel caso in cui non potessi venire, ti avvertirò.

    I rifiuti saranno tanti, finché non ci sarà il riciclaggio.

    L’ordine delle due parti della frase (condizione, conseguenza) non è fisso.

    Non esco (conseguenza) se piove (condizione)

    Se piove (condizione) non esco (conseguenza)

    Il periodo ipotetico si può classificare in tre tipi distinti:

  • 1. Periodo ipotetico della REALTA’:
  • si usa quando i fatti sono presentati come certi, reali. Il modo utilizzato è l’indicativo o l’imperativo; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

    presente indicativo presente indicativo

  • Ti telefono se ho tempo
  • futuro indicativo futuro indicativo

    Andrò in vacanza al mare se farà bel tempo

  • Se proverai, riuscirai
  • futuro indicativo presente indicativo

  • Perderai il treno se non corri
  • passato prossimo presente/ futuro indicativo

  • Se non hai capito te lo rispiego/rispiegherò
  • passato prossimo presente/ futuro indicativo

  • Se gli hai detto la verità lo ha sicuramente apprezzato

    presente indicativo imperativo

    Se non vieni telefonami!

    Se vuoi mangiare mangia!

    Futuro anteriore futuro semplice

    Se avrete finito per le 8 andremo al cinema

    2. Periodo ipotetico della POSSIBILITA’:

  • si usa quando i fatti sono presentati come possibili, eventuali. I modi utilizzati sono il congiuntivo e il condizionale o l’imperativo; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

    condizionale presente congiuntivo imperfetto

    Studierei di più se avessi tempo

    condizionale presente congiuntivo imperfetto

    Potremmo arrivare puntuali se Luigi arrivasse alle 8

    congiuntivo imperfetto condizionale presente

    Se potessi smetterei di lavorare

    congiuntivo imperfetto imperativo

    Se ti servisse un prestito non fare complimenti!

  • 3. Periodo ipotetico della IMPOSSIBILITA’:
  • si usa quando i fatti sono presentati come impossibili. I modi utilizzati sono il congiuntivo e il condizionale; i tempi del verbo si possono combinare in vario modo:

    condizionale composto congiuntivo trapassato

    Avrei studiato di più se avessi avuto tempo

    condizionale semplice congiuntivo trapassato

    Sarei un medico se a suo tempo avessi studiato di più

    congiuntivo imperfetto condizionale composto

    Se fosse ricco non ti avrebbe chiesto un prestito

    ATTENZIONE: ricordarsi di utilizzare sempre il congiuntivo nella proposizione che esprime la condizione, ossia quella che contiene la congiunzione SE:

    NON si dice: Se potrei, andrei al mare

    Si dice: Se potessi, andrei al mare


    DISCORSO INDIRETTO

    Il discorso diretto si usa per riportare testualmente le parole pronunciate da altri o da noi stessi:

    Mario dice: "Vado a dormire".

    Il discorso indiretto, invece, si usa per riportare indirettamente le parole pronunciate da altri o da noi stessi:

    Mario dice che va a dormire

    Nel passaggio dal discorso diretto a quello indiretto si assiste a delle trasformazioni nella prospettiva temporale e spaziale. Di conseguenza si avranno dei cambiamenti nei tempi e nei modi del verbo, oltre che nei pronomi personali, nei possessivi, nei dimostrativi e nei determinativi di tempo e di luogo.

    "Mangio un panino"

    "Verrò"

    "Mangeremmo un panino"

    "Sono stanco"

    "Partite!"

    Dice che mangia un panino.

    Dirai che verrai.

    Dite che mangereste un panino.

    Gli chiedo se è stanco.

    Voglio che voi partiate.

    I tempi dei verbi nel discorso indiretto cambiano se il verbo della principale è al passato:

    "Mangio un panino"

    "Verrò"

    "Mangeremmo un panino"

    "Sono stanco"

    "Partite!"

    Diceva che mangiava un panino.

    Ha detto che sarebbe venuto.

    Dicevate che avreste mangiato un panino.

    Gli ho chiesto se era/fosse stanco.

    Volevo che voi partiste.

    "(Io) Ho sonno" Þ Luisa dice che (lei) ha sonno (o di avere sonno).

    "Perché non mi rispondi?" Þ Luisa mi ha chiesto perché non le rispondo.

    "Dimmi il tuo parere"Þ Luisa mi ha chiesto di dirle il mio parere.

    Þ Luisa gli ha chiesto di dirle il suo parere.

    "Chi è questo studente?"Þ Luisa ha chiesto chi fosse/era quello studente.

    "Va a Roma questo treno?" Þ Ha chiesto se quel treno andasse/andava a Roma.

    "Vieni a Milano domani?"Þ Mi chiese se sarei andata a Milano il giorno dopo.

    "Vieni subito qui!"Þ Mi ordinò di andare subito .


    ESCLAMAZIONI

    Possiamo usare le forme esclamative per esprimere sensazioni.

    Che + aggettivo

  • che bello!

    che brutto!

    che stupido!

  • che lusso!

  • Che + sostantivo

    che macchina!

    che villa!

    che splendida cattedrale!

  • che fortuna!

    Come + verbo + avverbio/aggettivo

    come parla bene!

    come sei bravo!

    come è brutto!

    come è bello!

    come sono felice!

    come sono triste!