In italiano il sostantivo ha due generi: maschile e femminile.
Per le persone e gli animali il genere è reale e corrisponde al sesso:
il ragazzo; il gatto (maschile)
la ragazza; la gatta (femminile)
Ci sono però molte eccezioni. Alcuni nomi che sono femminili dal punto di vista grammaticale si riferiscono in realtà a uomini:
la guardia, la sentinella, la spia
Al contrario, alcuni nomi che sono maschili dal punto di vista grammaticale, si riferiscono in realtà a donne:
il soprano, il contralto
Per le cose concrete (non rientranti nella precedente categoria) e per quelle astratte, la scelta tra maschile e femminile è determinata dalluso e dalla tradizione grammaticale:
la pizza (femminile)
lo studio (maschile)
la carne (femminile)
l'arte (femminile)
lorologio (maschile)
Sono in genere maschili:
l'uomo, il lupo, il tavolo, il libro
(fa eccezione il femminile: la mano, le mani)
· tutti i nomi che terminano per consonante, di origine straniera:
lo sport, il bar, il tram, il film
· i nomi degli alberi (con eccezione di la vite e di quelli terminanti in a: la palma, la quercia)
lulivo, il melo, il pino, il salice, labete
· i nomi dei mesi e dei giorni della settimana (eccetto domenica)
gennaio, febbraio, lunedì, martedì
· i nomi dei monti, dei fiumi e dei laghi (con eccezione di la Stura, la Dora, la Senna, la Garonna e alcuni altri)
lo Ionio, lAdriatico, il Tevere, il Garda
· i nomi dei metalli e degli elementi chimici:
il bronzo, loro, largento, il carbonio, lozono
· i nomi dei punti cardinali:
lEst, lOvest, il Sud, il Nord, lOriente
Sono in genere femminili:
la casa, la famiglia, la borsa
· i nomi che terminano in -zione, -sione, -nza:
la rivoluzione, la tensione, la stanza
· i nomi che terminano in i:
la crisi, la stasi, la tesi
· i nomi delle scienze astratte:
la matematica, la filosofia, la biologia
· i nomi dei frutti (eccetto: fico, limone, dattero, ananasso, cedro e alcuni altri)
la banana, la mela, la pesca
· i nomi di città, nazioni, regioni, continenti, isole:
la bella Napoli; la Torino degli anni '30; lAmerica; la Sicilia
Passaggio da un genere allaltro
DAL MASCHILE |
AL FEMMINILE |
|
| Sostituzione
del termine Marito Padre |
Þ |
Sostituzione
del termine moglie madre |
| Nomi in O Maestro Avvocato |
Þ |
Nomi in A,
-ESSA maestra avvocatessa |
| Nomi in A Profeta Duca |
Þ |
Nomi in ESSA profetessa duchessa |
| Nomi in E Infermiere Leone Studente Professore |
Þ |
Nomi in A,
-ESSA infermiera leonessa studentessa professoressa |
| Nomi in TORE Spettatore Pittore Ambasciatore Dottore |
Þ |
Nomi in TRICE,
-ESSA spettatrice pittrice ambasciatrice dottoressa |
Alcuni nomi hanno la stessa forma per il maschile e il femminile. Il passaggio da un genere allaltro avviene con la sostituzione dellarticolo.
| Nomi in A Nomi in E Nomi in NTE Nomi in ISTA Nomi in CIDA Nomi in IATRA |
il collega/la
collega; il pilota/la
pilota il nipote/la nipote; il consorte/la consorte il cantante/la cantante; il negoziante/la negoziante il farmacista/la farmacista; il giornalista/la giornalista il suicida/la suicida; il matricida/la matricida il pediatra/la pediatra; lo psichiatra/la psichiatra |
I nomi singolari maschili regolari in -o, -a, -e cambiano in -i al plurale.
SING. |
PLUR. |
|
-o |
-i |
bambino bambini |
-a |
-i |
poeta poeti |
-e |
-i |
pesce pesci |
I nomi singolari femminili uscenti in -a fanno -e al plurale, mentre quelli in -e al singolare terminano in -i al plurale.
SING. |
PLUR. |
|
-a |
-e |
bambina bambine |
-e |
-i |
madre madri |
N.B. Ci sono però molti nomi che al singolare terminano in a e che sono di genere maschile: il poeta, il problema, il programma.
PLURALI CON MUTAMENTI ORTOGRAFICI
| Singolare in -CA,
-GA, -CO, -GO Collega Barca Banco Tedesco Lago Antico |
Þ |
Plurale in CHE,
-GHE, -CHI, -GHI colleghe barche banchi tedeschi laghi antichi |
| Singolare in CO,
-GO Manico Eretico Amico Greco |
Þ |
Plurale in CI,
-GI manici eretici amici greci |
| Singolare in CIA,
-GIA magia ciliegia camicia |
Þ |
Plurale in CIE,
-GIE magie ciliegie camicie |
| Singolare in CIA,
-GIA doccia frangia |
Þ |
Plurale in CE,
-GE docce frange |
Alcuni nomi al singolare sono maschili, mentre al plurale cambiano genere, diventano femminili:
l'orecchio, le orecchie (ma anche gli orecchi); l'uovo, le uova; il paio, le paia; il migliaio, le migliaia; il centinaio, le centinaia.
Vi sono alcuni nomi in o che hanno due plurali, ognuno dei quali spesso ha un significato diverso. Eccone alcuni:
Braccio i bracci (di una poltrona)
le braccia (del corpo umano)
Ciglio i cigli (di un fosso, di una strada)
le ciglia (degli occhi)
Dito i diti (considerati distintamente luno dallaltro)
le dita (considerate nel loro insieme)
Ginocchio i ginocchi
le ginocchia (hanno lo stesso significato)
Rimangono invariati al plurale:
| il film, i film | |
| la città, le città il caffè, i caffè |
|
| il cinema, i cinema | |
| la crisi, le crisi la gru, le gru |
|
| il re, i re |
Larticolo è una parte variabile del discorso che accompagna il nome, lo precede sempre e ne indica il genere e il numero. Larticolo non è mai usato separatamente dal nome e in alcuni casi esso serve ad individuarne il significato (es. la/una capitale, il/un capitale). In alcuni casi viene omesso.
Forme dellarticolo determinativo
Maschile singolare
IL si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante:
il ragazzo, il cane
LO si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:
lo studente, lo specchio, lo zaino, lo gnocco, lo psicologo, lo xilofono
L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LO si apostrofa in L':
l'amico, l'albero
Maschile plurale
I si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per consonante.
i ragazzi, i cani
GLI si usa con i sostantivi maschili plurali che iniziano per vocale e per z, gn, ps, x, e per s + consonante.
gli amici, gli studenti, gli zaini, gli gnocchi, gli psicologi, gli xilofoni
Femminile singolare
LA si usa con i sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:
la ragazza, la casa
L' davanti a sostantivi che iniziano per vocale LA si apostrofa in L':
l'amica
Femminile plurale
LE si usa con i sostantivi femminili plurali che iniziano per vocale e consonante:
le ragazze, le amiche
Principali usi dellarticolo determinativo:
Mi scusi, dov'è la banca nazionale? (noi sappiamo che la banca è vicina e probabilmente l'altra persona la conosce)
Ho portato il cane dal veterinario (si sa di che cane si sta parlando)
Prendi la borsa (si sa di che borsa si sta parlando)
Questa è la città dove abito (non una città qualsiasi)
Hai comprato il giornale? (quello che compri di solito, non uno qualunque)
il 4 di luglio; il/nel 1987
La settimana scorsa
Preferisco il caldo, piuttosto che il freddo
Il dormire bene è importante per la salute
Questa è la mia penna e non la tua
Il mio gatto è un persiano
Il gatto è un felino
ma anche
Un gatto può essere unottima compagnia
L'Italia è una repubblica democratica
La pazienza è la virtù dei forti
il sole, la luna, la terra
Vado in palestra il lunedì e il giovedì (ogni lunedì e giovedì)
Quando un articolo determinativo è preceduto da una preposizione come di, da..., si forma una preposizione articolata: di + il = del; da + lo = dallo.
Forme dellarticolo indeterminativo
Maschile singolare
UN si usa con i sostantivi maschili singolari che iniziano per consonante o per vocale:
un libro, un cane
un uomo, un albergo
UNO si usa con i sostantivi maschili singolari che prendono l'articolo determinativo lo, ovvero quelli che iniziano per z, gn, ps, x, e per s + consonante:
uno studente, uno zoccolo, uno gnocco, uno psicologo, uno xilofono
Femminile singolare
UNA si usa davanti ai sostantivi femminili singolari che iniziano per consonante:
una casa, una macchina, una zia
UN davanti a sostantivi che iniziano per vocale, UNA si apostrofa in UN':
un'amica, un'abitazione
Per il plurale indeterminativo si usano le forme plurali dellarticolo partitivo: dei, degli (maschile) e delle (femminile), oppure alcuni, alcune:
un problema Þ dei problemi/alcuni problemi
uno studente Þ degli studenti/ alcuni studenti
una ragazza Þ delle ragazze/ alcune ragazze
Principali usi dellarticolo indeterminativo:
Mi scusi, dov'è un bar? (non cerchiamo un bar conosciuto, ma uno qualsiasi)
Ieri per strada ho incontrato un ragazzo (uno sconosciuto)
Ho preparato una torta (una qualsiasi)
Una donna non deve comportarsi così (ogni donna, tutte le donne)
ma anche
La donna non deve comportarsi così (il genere femminile)
Ho una fame!! (ho molta fame)
Larticolo viene omesso:
in sintagmi formati con da di valore finale: carte da gioco, fare da segretario, comportarsi da sciocco.
in sintagmi formati con da di valore temporale: da giovane, da ragazza, ecc.
in un certo numero di complementi di luogo, specie se introdotti da in: in chiesa, in ufficio, andare a casa, ecc.
nelle espressioni: parlare italiano, parlare russo ecc.
nelle enumerazioni: cerano parenti, amici, colleghi.
davanti a possessivo + nome di parentela al singolare ad eccezione di loro:
mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina
ma
i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine
e
il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.
Le forme articolate della preposizione di (dello, del, della, dei, degli, delle) si usano anche con valore di articolo partitivo, per indicare una parte, una quantità indeterminata. Al singolare l'articolo partitivo equivale a "un po' di" e viene usato solo con i nomi non numerabili come acqua, pane, latte ecc:
Voglio del pane (un po di pane)
Prendo del latte (un po di latte)
Dammi dell'acqua (un po dacqua)
L'articolo partitivo al plurale equivale a "qualche" o "alcuni, alcune":
Vorrei delle mele
Ho avuto dei guai
Le forme plurali: dei, degli (maschile) e delle (femminile) sono usati per formare il plurale indeterminativo:
un problema Þ dei problemi
uno studente Þ degli studenti
una ragazza Þ delle ragazze
Gli aggettivi sono parole che servono a modificare il nome (o unaltra parte del discorso)
a cui si riferiscono. Si dividono in due categorie:
aggettivi qualificativi: esprimono una qualità del nome (bello, brutto, grande, ecc.)
aggettivi determinativi: esprimono una determinazione di possesso, di luogo, di quantità, ecc. Si suddividono a loro volta in: aggettivi possessivi, aggettivi numerali (cardinali e ordinali), aggettivi dimostrativi, aggettivi indefiniti, aggettivi interrogativi.
Gli aggettivi qualificativi si uniscono al nome per esprimerne particolari qualità:
bello, buono, brutto, freddo, grande
Gli aggettivi qualificativi concordano in genere e numero con il sostantivo al quale si riferiscono e si distinguono in due classi.
SINGOLARE |
PLURALE |
|
MASCHILE |
-o |
-i |
FEMMINILE |
-a |
-e |
un signore italiano, una signora italiana
due signori italiani, due signore italiane
SINGOLARE |
PLURALE |
|
MASCHILE |
-e |
-i |
FEMMINILE |
-e |
-i |
un signore inglese, una signora inglese
due signori inglesi, due signore inglesi
Alcuni aggettivi variano nel genere soltanto al plurale. Sono quelli che al singolare terminano in a tanto al maschile quanto al femminile e al plurale mantengono le due forme distinte in i al maschile e in -e al femminile.
Appartengono a questa categoria aggettivi che
terminano in sta, -cida, -ita:
SINGOLARE |
PLURALE |
|||
Maschile |
Femminile |
Maschile |
Femminile |
|
-A |
-I |
-E |
||
| - sta | Il tradizionalista Lentusiasta |
La tradizionalista Lentusiasta |
I tradizionalisti Gli entusiasti |
Le tradizionaliste Le entusiaste |
| - cida | Lomicida Il suicida |
Lomicida La suicida |
Gli omicidi I suicidi |
Le omicide Le suicide |
| - ita | Il parassita | La parassita | I parassiti | Le parassite |
Posizione degli aggettivi qualificativi
È una città bella
Gli occhi neri di Laura
È una bella città
I neri occhi di Laura
È un ragazzo povero (non è ricco, ha pochi soldi)
È un povero ragazzo (è sfortunato, è da compiangere)
Da notare: per praticità, se non ci sono particolari esigenze di significato o di stile, si può seguire la regola per cui, se l'aggettivo è più lungo del nome, lo segue:
un libro interessante
una città bella; una bella città
AGGETTIVI E PRONOMI POSSESSIVI
Gli aggettivi possessivi indicano la persona a cui appartiene una determinata cosa. Hanno quattro forme distinte, per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale:
il mio, la mia, i miei, le mie (appartengono a me)
il tuo, la tua, i tuoi, le tue (appartengono a te)
il suo, la sua, i suoi, le sue (appartengono a lui, a lei, a Lei, a un soggetto indefinito)
il nostro, la nostra, i nostri, le nostre (appartengono a noi)
il vostro, la vostra, i vostri, le vostre (appartengono a voi)
il loro, la loro, i loro, le loro (appartengono a loro)
Gli aggettivi possessivi concordano in genere e in numero con la cosa e non con la persona a cui questa appartiene:
La mia città è bella
Paolo ha perso il suo maglione e la sua scarpa
I possessivi sono aggettivi quando sono accompagnati da un nome (il mio maglione), e pronomi quando sostituiscono un nome già espresso in precedenza (è il tuo) o facilmente intuibile (ad esempio in espressioni idiomatiche duso comune).
Questo non è il mio maglione, è il tuo! (aggettivo; pronome)
Questa non è la sua auto, è la loro! (aggettivo; pronome)
Il nostro è qui, il vostro dov'è? (pronome; pronome. Il nome a cui si riferiscono è sottinteso)
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi! (pronome. Sottintende "familiari")
L'italiano dispone anche di altri possessivi come proprio, usato per rafforzare l'idea di possesso:
Hanno solo fatto il proprio dovere!
Proprio è necessario anche nelle forme impersonali o con soggetto indefinito:
Si deve fare il proprio dovere
Ognuno deve fare il proprio dovere
Da notare: come abbiamo visto dagli esempi, gli aggettivi possessivi sono di norma preceduti dall'articolo. Ci sono però delle eccezioni.
L'articolo si omette nei seguenti casi:
mio padre, tuo zio, nostra sorella, sua cugina
ma
i tuoi zii, le nostre sorelle, le sue cugine
e
il loro zio, i loro zii, la loro sorella, le loro sorelle.
davanti a titoli onorifici:
Sua eccellenza
Questa è casa mia
Sei proprio un ingenuo, mio caro Luigi
La signora Rossi, mia cara amica
Posizione degli aggettivi possessivi
L'aggettivo possessivo di solito precede il nome, Si pospone, invece, nei seguenti casi:
Amici miei, ascoltate!
per sottolineare maggiormente il possesso
Questa è casa mia (è più enfatico di "questa è la mia casa")
in alcune locuzioni
per colpa mia, per amor tuo, per conto loro
AGGETTIVI E PRONOMI INTERROGATIVI
Servono per rivolgere uninterrogazione, diretta o indiretta, su qualità, quantità, identità di persone, animali o cose.
AGGETTIVI |
PRONOMI |
| Che Quale/i Quanto/a/i/e |
Chi (solo persone) Che, che cosa, cosa (cose) Quale/i Quanto/a/i/e (quantità) |
Chi è? È un'attrice famosa?
Chi sono gli attori più simpatici?
Dimmi chi ti piace di più
Con chi giochi a tennis?
· Che/che cosa/cosa hanno lo stesso significato, possono quindi essere usati indifferentemente. Hanno valore neutro e sono invariabili. Soltanto Che può essere usato in funzione di aggettivo.
AGGETTIVI |
PRONOMI |
| Che avvenimento è successo? Che città conosci dItalia? Dimmi che regalo vuoi per Natale |
Che/Che cosa/Cosa è successo? Che cosa/Cosa conosci dItalia? Dimmi Che/Che cosa/Cosa vuoi per Natale |
AGGETTIVI |
PRONOMI |
| Quale libro leggi? Quali città conosci dItalia? Quale musica ascolti di solito? In quale locale vai? |
[
] Quale hai letto
per primo? [ ] Quali conosci dItalia? [ ] Quale ascolti di solito? [ ]In quale vai? |
Che e quale hanno degli usi simili, ma che è più frequente nella lingua comune in funzione di aggettivo.
Da notare: davanti alla terza persona del verbo essere si usa la forma qual è senza apostrofo:
Qual è il tuo autore preferito?
AGGETTIVI |
PRONOMI |
| Quanta pasta vuoi? Per quanto (tempo) rimani in Italia? In quante lezioni hai imparato? |
Quanti sono loro? Quanto costa? In quante erano? |
AGGETTIVI E PRONOMI INDEFINITI
Sono una categoria molto ampia di aggettivi e pronomi, anche molto diversi tra loro. Vediamone alcuni insieme:
Hai qualcosa contro il mal di stomaco?
Guardo se ho qualcosa (contro il mal di stomaco).
Qualcosa è seguito dalla preposizione di quando precede un aggettivo:
Qualcosa di bello
Qualcosa di interessante
L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome al singolare:
Ho aspettato qualche minuto e poi sono andato via
Qualcuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone sia nelle frasi affermative che nelle interrogative. Può riferirsi a una sola persona o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.
Conosci qualcuno che abbia il computer a casa?
Conosco solo qualcuna tra le invitate
Qualcuno ti ha telefonato
L'aggettivo equivalente è qualche che è seguito sempre da un nome singolare:
Solo qualche studente aveva il computer a casa.
Conosco solo qualche invitata.
Chiunque, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.
Chiunque venga, digli che non ci sono
Parlerò con chiunque
L'aggettivo equivalente è qualunque/qualsiasi che è seguito sempre da un nome singolare:
Qualunque persona arrivi, digli che non ci sono.
Qualunque cosa accada, non ti lascerò
Ognuno/a, è il pronome indefinito usato per le persone al maschile e al femminile singolare. Può riferirsi a un solo soggetto o a un numero imprecisato di persone. Non ha plurale.
Ognuno risponda quando è il suo turno
Carlo ha scritto ad ognuna di voi
L'aggettivo equivalente è ogni che indica una totalità considerata singolarmente (tutti). È sempre seguito da un nome e da un verbo al singolare. Non si apostrofa mai. Non ha mai larticolo. È invariabile.
Ogni giorno vado a lavorare (= tutti i giorni)
Lorologio suonava ogni ora (= tutte le ore)
Alcuno/a/i/e, è usato sia come aggettivo, sia come pronome. Come aggettivo è poco usato al singolare: si ha solo in frasi negative come variante di stile più elevato rispetto a "nessuno". Nelle frasi positive è sostituito da qualche:
Senza alcun dubbio è lui!
Non ho alcuna voglia di uscire
Hai qualche giornale? No, non ne ho alcuno.
È molto usato al plurale, per indicare un numero non determinato, comunque non grande, di persone o cose:
Ho comprato solo alcune cartoline
Ne ho comprate alcune
Alcuni di loro sono venuti dopo
Nessuno ha solamente la forma singolare. Come aggettivo negativo è spesso usato al posto di alcuno
Non è aperto nessun museo
Non abbiamo visitato nessuna chiesa
Quando nessuno è usato come aggettivo, la parte finale -uno si comporta come un articolo indeterminativo:
un museo Þ nessun museo
uno studente Þ nessuno studente
un altro Þ nessun altro
Quando nessuno è usato dopo il verbo è necessario usare non davanti al verbo:
Non ho visto nessuno
Non è venuto nessuno
Quando nessuno è usato davanti al verbo allinizio della frase, si usa da solo:
Nessuno è venuto
Niente/Nulla, si usa solamente come pronome e significa 'nessuna cosa'.
Come per nessuno, quando è usato dopo il verbo è necessario usare non; quando è usato prima del verbo si usa da solo.
Non ho niente/nulla da fare
Non dirmi niente!
Non ho fatto nulla ieri
Niente da fare!
Niente di speciale
Nelle frasi interrogative niente ha valore di qualcosa
Hai niente contro il mal di testa? = qualcosa
No, mi dispiace, non ho niente!
Molto/a/i/e; Poco/a/i/e hanno un significato opposto: indicano "una grande/una piccola" quantità. Possono essere aggettivi, pronomi e avverbi:
Uso pochi cosmetici e poche medicine
Usi poche medicine o molte?
Lavoro molto in questo periodo
Io mangio poco
Quando molto/poco sono usati come avverbi sono invariabili:
Lavoro molto, mangio poco
Invece quando sono usati come aggettivi o pronomi concordano con il nome a cui si riferiscono e seguono le regole della declinazione del nome:
Fumo poche sigarette
Ho molti amici
Tutto/a/i/e indica la totalità. Quando è aggettivo è spesso seguito da un articolo o da un dimostrativo:
Lavoro tutto il giorno
Guardo la televisione tutte le sere
Tutto questo caldo mi dà fastidio
Come pronome generalmente segue il verbo:
Domenica torniamo tutti a casa
Dovete lavorare tutte insieme
La pasta? L'ha finita tutta!
Un po' di indica una parte di una quantità (partitivo). È invariabile.
Ho un po' di mal di testa
Hai un po' di latte?
Troppo indica una quantità eccessiva; come molto/poco può essere usato come aggettivo, pronome e avverbio. In quest'ultimo caso è invariabile:
La domenica al mare ci sono troppe persone. (aggettivo)
Non voglio più pasta, ne ho mangiata troppa! (pronome)
Queste camicie sono troppo care! (aggettivo)
Lavoro troppo, mangio troppo (avverbio)
Questo indica vicinanza a chi parla
Quello lontananza da chi parla
Possono essere usati come aggettivi davanti a un nome:
questo libro/quella penna
o come pronomi:
Questa è mia sorella
Quella è la mia macchina
Preferisco quella.
Sia i pronomi sia gli aggettivi possono essere rafforzati dagli avverbi di luogo lì/là (per quello) qui/qua (per questo)
Questo qui è mio!
Quella lì è mia sorella
Da notare: quando quello è usato come pronome segue lo schema degli aggettivi in -o:
quello/quella/quelli/quelle.
Ho visto un bel vestito. Comprerò quello.
Quella è la mia migliore amica.
Ma quando è usato come aggettivo, la forma cambia seguendo lo schema dell'articolo determinativo:
il vestito quel vestito
lo sport quello sport
l'amico quell'amico
l'amica quell'amica
la giacca quella giacca
i calzoni quei calzoni
gli amici quegli amici
le scarpe quelle scarpe
I numeri cardinali determinano una quantità numerica precisa. Sono invariabili tranne uno che al femminile fa una, e mille che come forma plurale ha -mila.
uno, due, tre, quattro, cinque, mille, duemila
Uno inoltre si tronca e si apostrofa secondo le regole dell'articolo indeterminativo:
un banco, un albero, un'amica
INDICE
GRAMMATICALE
NUMERALI ORDINALI
I numeri ordinali indicano l'ordine di successione in una serie numerica. Sono tutti variabili nel genere e nel numero, si concordano con il nome a cui si riferiscono come gli aggettivi qualificativi. I primi dieci ordinali hanno una forma propria:
primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo
Tutti gli altri, da undici in poi, si formano aggiungendo al numero cardinale il suffisso -esimo:
undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo
ennesimo (= aggiunto a una serie già numerosa)
Te lo ripeto per lennesima volta!
Da notare: per primo, per secondo, per contorno ecc. indicano le varie portate di un pranzo.
Per primo che prendi?
per secondo della carne arrosto.
Lavverbio è una parola invariabile che si pone accanto ad unaltra parola per determinarne o modificarne il significato o per completare il senso di intere frasi.
Lavverbio modifica il significato di:
| Verbo: Nome: Aggettivo: Avverbio: Frase: |
Mario dorme molto La quasi totalità Mario è molto felice Verrò molto volentieri Probabilmente andrò al mare |
Gli avverbi si dividono in due categorie:
| Avverbi qualificativi: | Indicano il modo in cui si svolge lazione. Rispondono alla domanda come? (bene, male, facilmente, discretamente, meglio, ecc.) |
| Avverbi determinativi: | Esprimono una
determinazione:
|
Esprimono una indicazione di luogo, specificando la collocazione di un oggetto nello spazio, la distanza di un oggetto dagli interlocutori. Rispondono alla domanda "dove?".
Eccone alcuni:
Davanti
Dove mi siedo? Puoi sederti sul sedile davanti.
Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a, oppure raramente di) ha funzione preposizionale:
L'ospedale è davanti al cinema.
Il vaso è davanti alla porta.
Dietro
Dove mi siedo? Puoi sederti dietro.
La valigia è dietro il divano.
Spesso (soprattutto se accompagnato dalle preposizioni a o di) ha funzione preposizionale:
Il teatro si trova dietro al porto.
Maria si siede sempre dietro di me.
Dentro
Piove! Torna dentro.
Spesso ha funzione preposizionale:
Dovè la sveglia? È dentro il cassetto.
In fondo
Dov'è la profumeria? E' laggiù in fondo.
Spesso (soprattutto se accompagnato dalla preposizione a) ha funzione preposizionale:
Dov'è la profumeria? E' in fondo alla strada.
Di fronte
Dov'è il meccanico? E' proprio qui di fronte.
Quando è accompagnato dalla preposizione a ha funzione preposizionale:
Dov'è il meccanico? Si trova di fronte alla farmacia.
Vicino/a
Dov'è la profumeria? E' abbastanza vicina.
Quando è accompagnato dalle preposizioni a oppure di ha funzione preposizionale:
Lombrello è vicino alla televisione.
Lontano/a
Dov'è la panetteria? E' abbastanza lontana.
Quando è accompagnato dalla preposizione da ha funzione preposizionale:
E' lontana dalla stazione.
Vado sotto.
Spesso è usato come preposizione.
Il gatto è sotto il tavolo.
Ne è innanzitutto un avverbio di luogo, ma è importante anche come pronome: può essere un pronome dimostrativo, personale o partitivo. Come pronome personale significa 'di lui/da lui - di lei/da lei di loro/da loro'. Come dimostrativo "di/da questa cosa". Come partitivo significa "di questa cosa" in relazione a una certa quantità.
Me ne vado (da lì)
Dopo soli 5 minuti te ne sei andato (dalla festa).
Che cosa ne pensa? = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'
Non ne pensa bene = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'
Non ne voglio più sentir parlare! = 'di questa cosa, di lui, di lei, di loro'
Quante lettere mi hai scritto?
Te ne ho scritte tre ne = 'di lettere'
Vuoi un gelato?
No, grazie, ne ho già mangiati due! ne = 'di gelati'
Da notare: quando ne è usato davanti a un verbo con participio passato (ad es. un passato prossimo) il participio si accorda in numero e genere con l'oggetto a cui si riferisce ne. Nell'esempio precedente il participio mangiati è al plurale maschile perché ne si riferisce a due gelati (maschile, plurale).
Osserva anche l'uso di ne con il verbo esserci.
C'è una stazione di servizio qui vicino?
Sì, ce n'è una a trecento metri/No, non ce n'è nessuna
Oltre che nelle forme pronominali di prima persona plurale, Ci può anche essere usato come:
Vai mai al cinema? Sì, ci vado ogni Domenica = Sì, vado al cinema ogni Domenica
Ci sei (a casa) domani?
Non ci pensare! 'a ciò, a questa cosa'
Non ci posso credere! 'a ciò, a questa cosa'
Questo non centra! 'in ciò, in questa cosa'
Ci può riferirsi anche a esseri animati, purché corrisponda a un pronome dimostrativo o personale costruito con le preposizioni con, su, da, in:
È un amico fidato. Ci puoi contare 'su di lui'
[ ]È simpatica e ci vado molto daccordo 'con lei'
Ce lhai una sigaretta?
Ce lho con te. (= sono arrabbiato/a con te)
Hai una caramella? No, non ce lho.
Ce lhai il biglietto?
Ci sono rimasto male
Non ci sento
Con le stesse funzioni (tranne per le espressioni idiomatiche) può essere usato Vi, ma in contesti più formali, o nelluso scritto o letterario della lingua:
Il Congresso si apre domani. Vi prenderà parte anche il Ministro
Gli avverbi di tempo servono a determinare il tempo in cui si svolge un'azione e rispondono alla domanda quando?.
Sono avverbi di tempo: adesso, ora, prima, frequentemente, annualmente, ancora, già, mai, presto, tardi, oggi, dopo, sempre, ecc.
Adesso vado a dormire
Il Congresso si tiene annualmente
Prima andavo sempre in palestra.
In relazione al giorno si possono distinguere:
L'altro ieri ¬ ieri ¬ OGGI ® domani ® dopodomani
Ieri / l'altro ieri ho dormito fino alle undici.
Oggi dormo fino alle undici.
Domani / dopodomani dormirò fino alle undici.
In relazione al raggio dazione nel tempo, gli avverbi di tempo possono indicare:
PASSATO |
PRESENTE FUTURO | |
Un anno fa lavoravo a Milano.
Laura si è laureata un mese fa/il mese scorso.
Poco fa sono caduto.
PASSATO |
PRESENTE FUTURO | |
Da quanto tempo giochi a tennis? (siamo su un campo di tennis)
Da due anni.
Sono due anni che gioco a tennis.
È da due anni che gioco a tennis.
Da quando giochi a tennis?
Dal 1995. (gioco a tennis)
PASSATO |
PRESENTE FUTURO |
Fino a quando lavori?
Lavorerò fino a luglio/fino al 1998.
Prenderò il sole fino alle cinque.
Fra/tra un mese andrò in vacanza.
Laura si laureerà il mese prossimo/tra un mese.
Per mettere in relazione eventi o azioni diverse si usano:
Prima/Dopo, precisano se un evento si svolge, sull'asse lineare del tempo, in un momento anteriore o posteriore rispetto ad un punto di riferimento dato.
Se vieni a cena da me, fammelo sapere prima di uscire.
Dopo l'incidente è andato dal meccanico.
Appena, esprime il succedersi ravvicinato di due azioni.
Abbiamo fatto benzina appena siamo partiti.
E' venuto appena l'ha saputo.
E Francesca? Lho appena chiamata.
Ancora, non ancora, esprimono la continuità di un'azione.
Ci sono ancora delle patate?
Non ho ancora fatto riparare le scarpe.
Già, indica un evento compiuto. È usato in frasi affermative.
Hai già fatto riparare la radio?
Era già riparata.
N.B.
Hai già visto il museo? (affermativa)
Sì, lho già visto. (affermativa)
No, non lho ancora visto. (negativa)
Servono per rivolgere uninterrogazione, diretta o indiretta, su luogo, tempo, modo, causa.
Dove abiti?
Dovè la profumeria?
Può essere accompagnato dalle preposizioni "di" o "da":
-Di dove sei?- -Sono di Perugia-
Da dove vengono?
Quando parti?- -Parto domani-.
Quando ha imparato litaliano?- -Un anno fa-
Come stai?- -Bene, grazie.-
Come hai trovato lappartamento?
Quanto paghi di affitto?
Quanto costano quelle scarpe?
Può essere accompagnato da tutte le preposizioni:
Fra quanto parte il prossimo treno per Firenze?
Da quanto tempo stai aspettando?
Perché non scrivi una lettera a Maria?
Perché parti?
Può essere rafforzato dalle congiunzioni "ma", "e", "o".
Ma perché non me lo hai detto prima?
E perché ci sei andato, allora?
Si può sostituire con la forma "come mai?"
Perché/Come mai non scrivi una lettera a Maria?
Il pronome è una parte variabile del discorso che si usa al posto del nome per evitarne la ripetizione e per dare snellezza al periodo.
Ho visto Mario. Non cera nessuno con Mario.
per evitare la ripetizione si può dire:
Ho visto Mario. Non cera nessuno con lui. (il pronome personale lui sostituisce Mario).
I pronomi personali soggetto sono una parte variabile del discorso e servono per riferirsi a qualcuno o a qualcosa senza nominarli direttamente nella comunicazione.
I pronomi personali di prima persona e seconda persona si riferiscono a persone presenti nella comunicazione, poiché rappresentano rispettivamente chi parla e chi ascolta. Il pronome personale soggetto di terza persona indica la persona di cui si sta parlando.
Io prima persona singolare
Tu seconda persona singolare
Lui/lei, esso/essa, egli/ella terza persona singolare
Noi prima persona plurale
Voi seconda persona plurale
Loro, essi/esse terza persona plurale
La forma maggiormente utilizzata per la terza persona singolare è lei/lui per le persone e gli esseri animati. Ella/egli sono piuttosto formali. Al plurale si usa loro.
Per indicare esseri inanimati si usano invece i pronomi essa/esso, al singolare e essi/esse al plurale.
Lei si è appena sposata
Quando loro sono arrivati, la festa era già finita.
Ho comprato molti libri. (Essi) mi terranno compagnia.
In italiano l'uso dei pronomi personali in funzione di soggetto non è obbligatorio, in quanto la desinenza del verbo è sufficiente a determinare la persona. La presenza del pronome personale soggetto diventa però indispensabile in alcuni casi:
Tu sei sposato, io invece no
Che sia lui a dirmelo mi stupisce!
Sei stato tu a decidere la data!
Lui sì, che ha capito!
Tu vai avanti, noi ti seguiamo a distanza.
Vieni anche tu alla festa? Sì, vengo anchio
I pronomi personali complemento hanno due forme:
forma tonica.
forma atona.
La forma tonica porta l'accento (tonico, e non grafico) della frase e viene usata per dare una enfasi particolare al pronome o quando lo si vuole mettere in contrasto con un altro pronome nella stessa frase:
Dico a te! Fai attenzione! (proprio a te, non a qualcun altro)
Invito te, non lui! (proprio te e non l'altro)
La forma atona non ha accento:
Ti dico di fare attenzione.
Ti invito volentieri.
I pronomi tonici sono sempre posti dopo il verbo.
I pronomi atoni, invece, possono essere posti prima o dopo il verbo. Generalmente lo precedono, ma a volte lo seguono, formando con esso una sola parola. Fa eccezione il pronome loro che rimane separato.
I pronomi atoni seguono il verbo nei seguenti casi:
Telefonami domani = tu telefona + mi (a me)
Ditemi perché non siete venuti. = voi dite + mi (a me)
Diamoci un tempo! = noi diamo + ci (a noi)
Da notare: con alcune forme verbali dell'imperativo di 2ª persona, formate da una sola sillaba (ad esempio da', sta', fa', di', va') il pronome atono viene pronunciato e scritto con doppia consonante:
da + mi Þ dammi
di + lo Þ dillo
sta + ci Þ stacci
fa + ti Þ fatti
va + la Þ valla
Fa eccezione il pronome gli che non si raddoppia:
digli, fagli, dagli
Non dirgli niente (ma anche non gli dire niente)
Non ditegli niente (ma anche non gli dite niente)
Non diciamogli niente
Telefono per dirvi = dire + vi (a voi)
Posso telefonarti domani?
Ti posso telefonare domani?
Parlandogli con calma, capiresti che .
I pronomi personali complemento esprimono diversi tipi di relazione con il verbo e per questo parliamo di pronomi diretti e pronomi indiretti, nelle forme atone e toniche:
Mi chiami domani? (diretto)
Mi mandi una cartolina? (indiretto)
L'uso del pronome diretto o indiretto dipende dal verbo.
Nell'esempio:
Mi mandi una cartolina?
Mi è indiretto, perché si dice "mandare qualcosa a qualcuno".
Mentre nell'esempio:
Mi chiami domani?
Mi è diretto, perché si dice "chiamare qualcuno".
Il verbo, cioè, determina l'uso del pronome diretto o indiretto, mentre noi possiamo scegliere se usare una forma atona o tonica per dare maggior rilievo al pronome.
Una particolare attenzione meritano i pronomi atoni di 3^ persona singolare e plurale:
La è il pronome atono diretto di 3ª persona. femm. (lei)
ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra
persona, invece del ti informale.
Signor Rossi, allora La richiamerò domani! = richiamerò Lei
Le è il pronome atono indiretto di 3ª persona. femm. (a lei) ma si usa anche per rivolgersi in modo formale a un'altra persona, invece del ti informale.
Le dispiace se fumo? = dispiace a Lei?
Lo è il pronome atono diretto di 3ª persona. sing. masch. (lui)
Marco? L ho visto stamattina = ho visto lui
Gli è il pronome atono indiretto di 3ª persona. sing. masch. (a lui) ma nella lingua parlata è usato anche come pronome indiretto di 3ª pers. plur., mentre il pronome Loro è riservato alla lingua più formale.
Marco? Gli ho telefonato stamattina = ho telefonato a lui
Marco e Luciano? Gli ho detto di venire dopo = ho detto a loro (informale)
Marco e Luciano? Ho detto loro di venire dopo = ho detto a loro (formale)
Lo /La; Li /Le
Sono pronomi atoni diretti, sing. masch. e femm.; plur. masch. e femm.
Quando sono usati con un passato prossimo, il participio del verbo concorda per genere e numero con il pronome.
Inoltre, Lo e La si scrivono con l'apostrofo, anche davanti alle forme dell'ausiliare avere: ho/hai/ha.
Luisa? L'abbiamo incontrata ieri (femm. sing.)
Quel disco? L'ho comprato ieri (masch. sing.)
Quella valigia? L'ho comprata da Nino (femm. sing.)
I miei amici? Li ho incontrati al bar (masch. plur.)
Le pere? Le ho comprate al mercato (femm. plur.)
Quegli occhiali? Li ho comprati in Francia (masch. plur.)
Quelle batterie? Non le ho mai usate (femm. plur.)
Da notare: i pronomi personali complemento nelle loro forme toniche possono essere preceduti da qualsiasi preposizione.
Per me un'insalata, e per te?
Con lui non so mai che cosa fare.
Venite da noi stasera?
Queste forme possono quindi esprimere qualsiasi relazione con il verbo a differenza delle forme atone che indicano solamente la persona o la cosa su cui termina l'azione (complemento di termine).
Me lo ha dato ieri
Te lo manda ora?
Enrico se ne è già andato
I pronomi atoni indiretti e i pronomi riflessivi (mi, ti, si, gli, ci, vi) possono combinarsi con i pronomi lo, la, li, le, ne. La -i del pronome atono indiretto, o del riflessivo si trasforma in -e. In prima posizione si ha sempre il pronome complemento indiretto (mi, ti, ecc.) e in seconda posizione si ha quello diretto (lo, la, ecc.).
Pronome indiretto + Pronome diretto = Pronome combinato. Così ad esempio:
mi + lo > me lo;
si + la > se la ecc.
Il libro? Me lo porta oggi = a me porta il libro oggi
Le lettere? Te le scrivo domani = A te scrivo le lettere domani
Da notare:
Il pronome Gli + lo, la, li, le, ne diventa glielo, gliela, glieli, gliele, gliene. Forma così una sola parola che vale per la 3a persona di qualsiasi genere e numero.
L'aranciata? Gliela porto io!
può significare:
Porto l'aranciata a lui
Porto l'aranciata a lei (anche Lei formale)
Porto l'aranciata a loro
Il contesto ci fa capire se si tratta di un singolare, di un plurale, di un femminile o di un maschile.
I pronomi combinati di norma precedono il verbo ma, come per i pronomi atoni, lo seguono e si scrivono come una sola parola nei seguenti casi:
Diglielo che non vieni!
La penna dammela, è mia!
Scrivigli appena puoi.
Il pomodoro, lavalo (tu)!
Il giornale? Leggetelo (voi)!
Non andartene!
Non te ne andare
Ti telefono per dirtelo
Solo spiegandovelo con calma, lo capirete
Posso mandarteli domani?
Te li posso mandare domani?